I libri di NRW: Il mediano di Mauthausen - Nuove Radici World
19 Maggio 2026

Ci sono sportivi che sono passati alla Storia per le loro prestazioni, altri che hanno fatto la Storia per un pensiero o un gesto, dentro o fuori dagli stadi. Ricordiamo tutti Tommie Smith e John Carlos che alle Olimpiadi di Città del Mesico del 1968 alzano il pugno guantato di nero contro la segregazione. Pochi ricordano, e quei pochi grazie a una foto, il calciatore Bruno Neri che nel 1931 all’inaugurazione del nuovo stadio di Firenze, rimase unico con le mani lungo i fianchi mentre tutti facevano il saluto fascista. Quasi nessuno ricorda invece Vittorio Staccione, un grandissimo calciatore del Grande Torino, strenuo oppositore del fascismo, che per le sue idee finì a Mauthausen dove morì di stenti e per le percosse a pochi mesi dalla liberazione. La sua storia esemplare di dignità e rigore rivive in questo Il mediano di Mauthausen, scritto da Francesco Veltri per Diarkos Editore.
Un calciatore forte in campo e forte nella vita. Si chiamava Vittorio Staccione, e la sua vita cambia radicalmente in un freddo pomeriggio d’inverno del 1915, nella Torino operaia. Ha appena undici anni e sta giocando a pallone insieme ai suoi amici del quartiere quando viene notato da Enrico Bachmann, il mitico capitano granata. «Ti andrebbe di allenarti con i ragazzi del settore giovanile?». Vittorio risponde di sì. In pochi anni diventerà un elemento importante del Torino, fino alla conquista dello scudetto insieme a campioni assoluti come Libonatti, Baloncieri e Rossetti. Ma alla passione per il calcio, Vittorio, spinto da suo fratello Francesco, alterna quella per la militanza politica, condotta dalla parte della classe operaia, dei contadini, degli sfruttati, di tutti gli uomini e le donne assetati di giustizia. Nasce socialista, nel 1921 si iscrive al Partito Comunista. Fa propaganda contro il fascismo in ogni modo. Una scelta di resistenza che, in un periodo in cui la dittatura fascista inizia a perseguitare chi non si allinea al regime di Benito Mussolini, pagherà molto cara: prima lo costringono a smettere di giocare, lui torna in fabbrica e non smette di fare politica. Rinchiuso a Mauthausen con altri giocatori, i nazisti lo obbligano a scendere in campo per il loro divertimento. Il cibo è scarso, le percosse sono quotidiane. E alla fine anche un corpo forte come il suo cede. I fascisti e i nazisti che credono di averlo vinto, finiscono nel libro nero dell’infamia. Vittorio Staccione continua a vivere nella pietra d’inciampo davanti a casa sua nel popolare quartiere Madonna di Campagna a Torino, nella targa allo stadio di Cremona, nella Hall of Fame della Fiorentina e in questo libro a imperitura memoria. Fabio Poletti

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