Il dibattito sulla salute mentale è sempre più presente nello spazio pubblico, spesso però attraversato da semplificazioni, linguaggi imprecisi e aspettative poco realistiche sulla cura del disagio psichico. Per provare a rimettere alcune questioni sul terreno della pratica clinica e dell’esperienza professionale, Psicotypo ha intervistato il Professor Smeraldi. Ne è nata una conversazione che tocca temi centrali: il rapporto tra diagnosi ed empatia, i cambiamenti nel modo in cui i pazienti raccontano la propria sofferenza, il ruolo dei media nel modellare il linguaggio della psicopatologia e le difficoltà nel riconoscere precocemente i segnali del disagio mentale.
Nel testo “Brevi lezioni di Psichiatria. Fatti e luogo della mente” mette in luce la dimensione umana della sofferenza psichica. In che misura ritiene che l’empatia e l’ascolto siano competenze cliniche tanto quanto il sapere diagnostico, e come le ha integrate nel suo lavoro? In psichiatria è fondamentale contestualizzare tutto ciò che si osserva; solo così il sapere diagnostico si può calare nella realtà vera dei pazienti: l’integrazione di tutto questo non è né non può essere qualcosa di aggiuntivo.
Nel corso della sua lunga esperienza professionale, quali trasformazioni ha osservato nel modo in cui i pazienti esprimono il proprio disagio? Sono cambiati i sintomi, il linguaggio con cui vengono descritti o le aspettative nei confronti della cura? L’aspettativa è sempre quella di una soluzione magica del disagio provato. I sintomi sono decisamente cambiati per il dilagare dell’uso di sostanze psicotrope (ansiolitici compresi) e tossiche da uso di droghe. Il linguaggio si è standardizzato con l’utilizzo di concetti presentati da stampa e televisione come la cosiddetta depressione che è decisamente fuorviante rispetto alla vera sintomatologia.
In relazione a questi cambiamenti, in che misura ritiene che sia mutato anche l’approccio del professionista alla sofferenza psichica? Sono cambiate le categorie diagnostiche, la sensibilità clinica o il modo di costruire la relazione terapeutica? Non sono cambiate le categorie diagnostiche che rappresentano ancora la vera guida nell’organizzare le osservazioni.
Nei disturbi che affronta nel libro, quanto conta oggi la diagnosi precoce e quali sono, a suo avviso, le difficoltà principali nel riconoscere tempestivamente i segnali iniziali del disagio psichico? Non è tanto importante la diagnosi precoce quanto una diagnosi corretta: la precocità è indispensabile per evitare interventi (spesso anche farmacologici) che la possano confondere.
Quale ruolo ritiene debbano assumere gli specialisti nel favorire una comunicazione scientificamente fondata, accessibile e attenta alla complessità del disagio psichico? La prima cosa è che sappiano veramente ciò che è psichiatria, e quello che invece è tutto ciò che confonde il vero approccio, a cominciare dalla psicologia.
Nel decidere di scrivere questo saggio rivolto anche a un pubblico non specialistico, quale obiettivo si è posto e quale ruolo attribuisce alla divulgazione nel campo della salute mentale? Le Brevi lezioni sono nate da una richiesta dei pazienti che quando sono andato in pensione mi hanno chiesto di scrivere qualcosa che li aiutasse a rendersi conto di ciò che dovevano dire ai loro psichiatri, ammesso che ne avessero uno in grado di capirli.
Ringraziamo il Professor Smeraldi per la disponibilità e per aver condiviso con Psicotypo alcune importanti e utili riflessioni maturate nel corso della sua lunga esperienza professionale. Risposte che hanno fatto emergere un quadro che invita alla cautela verso letture semplicistiche e che ricorda quanto la comprensione della sofferenza psichica richieda tempo, competenza clinica e capacità di contestualizzare i sintomi nella vita concreta delle persone.
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