Teoria della fragilità, alla ricerca di un potere nascosto: l’ultimo libro di Roberto Gramiccia - L'Unità
18 Febbraio 2026

L’ultimo libro di Roberto Gramiccia, Teoria della fragilità. Alla ricerca di un potere nascosto (Diarkos, 2025, pp. 384), realizzato con la decisiva collaborazione di Ginevra Amadio, raccoglie e organizza in forma sistematica un’interrogazione che attraversa da tempo l’intero suo percorso di ricerca.

Il punto di avvio dell’opera è il rifiuto di ogni concezione univoca della fragilità. Gramiccia ne distingue con chiarezza le declinazioni, separando la fragilità individuale da quella sociale e, soprattutto, la fragilità passiva da quella attiva. La prima è una fragilità che immobilizza: genera soggezione, adattamento, paura. È la condizione che rende possibile – e durevole – il fascismo, così come ogni forma di autoritarismo e ogni rapporto di dominio che offre protezione in cambio di obbedienza.

La fragilità attiva, al contrario, non si limita a reagire, ma spinge in movimento. È la fiamma che accende i processi rivoluzionari, la spinta delle lotte, delle ribellioni, delle trasformazioni collettive. Qui il libro coniuga realismo e speranza: non vi è alcun automatismo che trasforma la prima nella seconda, e soprattutto non è la forza a generare la storia; in determinate condizioni, è piuttosto la fragilità che, rifiutando la passività, si fa principio di movimento storico.

Sul piano filosofico, Gramiccia ricostruisce così – rivendicando Hegel prima di Marx – una triade dialettica convincente: vita – fragilità – storia. La fragilità è l’elemento negativo ma fecondante della vita: è la ferita che apre la storia, perché senza vulnerabilità non c’è storia e senza mancanza non si dà alcun movimento dialettico. In questo senso, la fragilità non è un difetto dell’umano ma il suo elemento ontologicamente costitutivo, il fondamento ultimo dell’esistenza.

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