I GIORNI DI LENNON – Michelangelo Iossa su The Telegraph Avenue
5 Febbraio 2026

C’è una vecchia canzone degli Stadio, poi ripresa da Gianni Morandi, che dice: «Chiedi chi erano i Beatles». Per comprendere davvero il senso di questa storia – troppo breve e troppo tragica per essere definita felice, eppure felice lo è stata comunque – bisogna partire proprio da lì: dai quattro “scarafaggi” di Liverpool che, nei primi anni Sessanta, hanno rivoluzionato la musica mondiale e dato origine a talenti irripetibili come Paul McCartney e John Lennon. Chi ha la mia età è riuscito a essere coevo dei Beatles prima ancora che dei loro postumi più celebri, prima che diventassero definitivamente mito, materia da libri e anniversari. Michelangelo Iossa – che d’ora in avanti chiamerò semplicemente Michelangelo, per l’amicizia che ci lega – appartiene invece a una generazione successiva. Per una manciata d’anni non ce l’ha fatta a viverli in diretta. Ma se chiedi a Michelangelo chi erano i Beatles, lui saprà risponderti meglio di chiunque altro. Il suo libro, I giorni di Lennon, edito da Diarkos, racconta l’ultimo tratto di vita di quella che molti considerano la vera anima dei Beatles (con tutto il rispetto dovuto al sopravvissuto Paul). È il racconto degli anni newyorkesi di John Lennon, dell’incontro decisivo con Yoko Ono e del confronto, spesso aspro, con l’America dell’era Nixon. Ma come si racconta la storia di un uomo leggendario come Lennon senza cadere nella retorica o nella semplice celebrazione? Michelangelo ha scelto una strada precisa: concentrarsi sul “secondo tempo”, sul passaggio cruciale tra la fine dei Beatles e l’inizio di una nuova stagione che si annunciava carica di promesse, ma che non ha avuto il tempo di realizzarle fino in fondo. I giorni di Lennon è molto più di una biografia. È una finestra aperta su un’epoca e sui suoi rimandi culturali, politici e artistici. In circa 220 pagine dense e appassionate scorrono musica, aneddoti, fatti noti e retroscena meno conosciuti. È la storia personale di Lennon, certo, ma anche quella di un’America in fibrillazione, segnata dalla guerra in Vietnam, dalle tensioni sociali e dallo scandalo Watergate. In soli diciotto anni di carriera musicale e professionale (dal 1962 al 1980) John Lennon ha lasciato un segno indelebile nella cultura del Novecento, quel secolo che simbolicamente va da Lenin a Lennon. Nel 1976, con la concessione della green card, New York diventa definitivamente la sua città, al termine di una battaglia legale durata cinque anni contro l’amministrazione Nixon. Il pretesto per negargli il diritto di cittadinanza era una vecchia condanna per droga in Inghilterra, ma il vero timore era il suo peso politico e simbolico. “Negli anni Settanta New York è come la Roma dei Cesari”, diceva Lennon. Se n’era innamorato già nel 1964, durante il primo tour americano dei Beatles, e vi si era trasferito stabilmente nel 1971, l’anno di Imagine.

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