La penna a sfera nasce a Torino. Recensione de "La straordinaria storia della penna a sfera" di Giulio Levi su La voce e il Tempo a pag. 19
25 Aprile 2021

A Torino, in corso Re Umberto 60, nacque Marcel Bich (1914-1994): quello della penna? Sì, proprio lui, anche se non fece tutto da solo. Infatti, come ci racconta Giulio Levi nel libro «La straordinaria storia della penna a sfera», edito da Diarkos, tutto ebbe origine dall’inventore ungherese Laszlo Jozsef Bíró (1899- 1985). Per molte persone la penna è qualcosa di più di uno strumento per scrivere: è oggetto da ostentare, aiuto fondamentale nella frenetica pratica dell’appunto, o giochino da mano che si trasforma in scarica tensionale. La penna è tante cose e non serve solo per scrivere. Senza la penna la nostra vita non sarebbe più la stessa, anche nell'epoca di iPad e tablet. La storia della penna parte da lontano, forse prima che l’uomo elaborasse nel suo pensiero l’idea di scrittura. Poi, però, ha fatto seguito un’evoluzione non condizionata dalla tipologia degli alfabeti, quanto piuttosto dal bisogno tutto umano di duplicare la conoscenza e velocizzarne il fi ssaggio. Probabilmente è in questo snodo cardanico della
cultura che la penna si è vista investire dalla tecnologia: è diventata sempre più autonoma. Un’autonomia che Bíró cercava da tempo. Di lavoro faceva il giornalista e aveva in più occasioni tentato di rivoluzionare la penna stilografi ca, al fi ne di rendere maggiormente agevole il caricamento e soprattutto estenderne l’autonomia. Si racconta che ebbe l’intuizione per la sua penna, osservando una biglia di vetro che, dopo essere fi nita in una pozzanghera, rotolando lasciava una scia d’acqua. Decise quindi di sostituire il pennino con una punta cava nella quale
vi era una piccola sfera, che consentiva la distribuzione lineare dell’inchiostro attraverso la pressione della penna sulla carta. Gli esperimenti dell’inventore ungherese iniziarono nel 1938 e si conclusero ufficialmente nel 1943, quando l’innovativa invenzione fu brevettata. Nel frattempo Bíró si era trasferito in Argentina e aveva dato inizio alla produzione della sua penna, però i costi di produzione erano molto elevati e di conseguenza il prezzo di mercato risultava inadatto a farne un oggetto destinato al consumo di massa. Fu qui che entrò in scena Marcel Bich. Era un nobile di famiglia valdostana e nel 1953 acquistò il brevetto di Bíró dando inizio alla produzione industriale di quella che sarà poi universalmente conosciuta come la «Penna Bic». Il modello subirà nel tempo una serie di modifi che: emblematica la trasformazione del corpo della penna da cilindrico a esagonale, per limitarne il rotolamento sui banchi di scuola. Ma
la sua prerogativa più caratteristica era (ed è) costituita dalla trasparenza, che consente di osservare costantemente il livello dell’inchiostro. Sulla casa natale a Torino, una lapide apposta dal Comune nel 2004, sintetizza con poche parole la fondamentale opera di Bich: «Semplificò la quotidianità della scrittura».
Massimo CENTINI